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Vela: ARTICOLI : Solidarietà :

 

Solidarieta'

La Spezia – 19 Aprile 2001


Sul vocabolario Zingarelli leggo:
“vincolo di assistenza reciproca nel bisogno che unisce gli individui tra loro. (L’insieme dei legami affettivi e morali che uniscono l’uomo singolo alla comunità di cui fa parte, e questa a lui).
Ma è vero?
La definizione è certamente esatta, ma è vero che un cieco aiuta un paraplegico? Che un paraplegico aiuta un sordo?
Il sostantivo “Solidarietà” ci ricorda subito delle attività di generosità da parte di persone normodotate, o ricche, o religiose o di associazioni no profit, verso coloro che sono meno fortunati di noi.
Certo lo Zingarelli non sarebbe d’accordo perché troverebbe una definizione più esatta, ma nell’intendere comune questo è ciò che immediatamente pensiamo al sentir pronunciare questa parola.
Ebbene, allora Vi racconto cosa ha fatto Homerus.
Abbiamo iniziato a Febbraio del 1996.
Abbiamo sempre pensato quanto fosse bello per un cieco poter governare da solo una barca a vela e così ci siamo mossi.
Mano a mano che il programma procedeva ci siamo però accorti che ottenevano dei risultati anche sul piano umano: i ciechi diventavano più sicuri, più intraprendenti più autonomi, venivano da soli e non più accompagnati, programmavano avventure, facevano noleggiare barche agli amici vedenti non velisti che poi timonavano loro e ipotizzavano attraversate atlantiche.
Abbiamo allora capito che non stavamo insegnando uno sport fine a sé stesso, ma utilizzando questo sport ottenevamo una crescita dell’uomo ed una autonomia incredibile.

E questo è un regalo che mi è stato fatto, perché a questo non avevo pensato.

Spesso sono stato richiesto di portare in barca a vela anche le altre forme di disabilità, ma mi sono sempre opposto:

- Sia perché il “fare troppo” significa decadere in qualità;

- Sia perché il sistema Homerus, adatto per i ciechi, non è applicabile alle altre disabilità;

- Sia perché portare un disabile a fare un’uscita in barca a vela è una cosa fine a se stessa che lascia un bel ricordo, che è paragonabile ad un regalo fatto da noi.

Ma io non so regalare, almeno non nella accezione più comune di questa parola.
Io so donare la mia vita, il mio tempo e quindi rinunciare al guadagno.
Il regalare mi sembra uno sperpero antieducativo.

Ma io so spronare!

Ecco perché molti che sono a contatto con me hanno dei sentimenti nei miei confronti di amore/odio.
Quando sprono mordono il freno e sono questi i momenti in cui mi odiano, ma quando hanno successo, a volte, lo ricollegano a me ed allora mi amano.

Posso anche condensare il tutto così:
Vivere con me non è facile!
Chiedetelo a mia moglie.

Ma vivere con me può essere meraviglioso.
Chiedetelo a mia moglie.


Ma capite bene che tutto questo non è applicabile alle persone disabili.
Anch’io la pensavo così, finchè ho scoperto che non è vero o almeno non lo è per Homerus, ossia per i ciechi, che almeno quando praticano lo sport della vela sono privilegiati perché è uno sport che possono praticare in autonomia.

Ed ecco allora quale è il nostro atteggiamento:
“cari ciechi, Voi avete ottenuto dalla società qualche cosa al quale non avevate mai pensato: l’autonomia in barca a vela. Siete diventati eroi e protagonisti. Alcuni di voi sono già armatori. Girate il mondo per dimostrare quanto siete bravi e capaci.
Ora è arrivato il momento in cui Voi dovete rendere alla società ciò che avete ricevuto o almeno una parte.
Ora è il momento di essere generosi”.

E infatti da quest’anno i ciechi di Homerus hanno iniziato in autonomia ad accompagnare in barca a vela gli altri disabili.

È così che Homerus è riuscito a realizzare la definizione dello Zingarelli ed ad esaltare il comune concetto di Solidarietà.

Alessandro Gaoso

Tebaide Web Agency