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Vela: PROGETTO CHIRONE : Testimonianza della sig.ra Nucci :

18/12/2005                       

Progetto Chirone                                                          

Il 10 dicembre ho partecipato alla riunione per festeggiare il compleanno di Homerus, che si è svolta in un ambiente accogliente e si è conclusa con un pranzo delizioso e raffinato.

E' stata per me un'occasione per conoscere molti soci del gruppo e per conoscere meglio le finalità di questa associazione. Mi ha molto colpito la serietà e l'impegno di tutti che non li accomuna solo la passione per uno sport già di per sé così affascinante, ma coltivano anche valori tanto profondi ed umanitari, come i messaggi di pace nel mondo, la sensibilizzazione dei giovani all'handicap  e vari progetti fra i quali  IL PROGETTO CHIRONE.

Quest'ultimo mi riguarda molto da vicino perchè ha come finalità l'aiuto a tanti giovani non vedenti del Kenya dei quali io mi occupo da molti anni.

E' infatti dal 1986, pochi mesi dopo aver lasciato il mio impiego in banca per prepensionamento, che lavoro come volontaria alla St. Lucy's School For The Blind  una scuola per ciechi che si trova in un villaggio alle falde del Monte Kenya, (alto oltre 5000 m.), pochi Km. a sud dell'equatore e 200 Km. a nord di Nairobi. La scuola è stata  fondata da Missionari italiani della Consolata nel 1958 ed ospita attualmente 210 bambini fra maschi e femmine, non vedenti o ipovedenti, dai 3 anni in su. Gli allievi possono frequentare la scuola materna, 8 anni di scuola primaria. Vi è inoltre un gruppo di bambini pluriminorati e vi si tengono  inoltre un corso di maglieria ed uno di agricoltura e lavorazione della pelle per ragazzi e ragazze non molto portati allo studio. Si tratta di un collegio dove i bambini arrivano anche da molto lontano, appartenenti quindi anche a tribù diverse. Molti di loro sono orfani e gli altri appartengono quasi tutti a famiglie estremamente indigenti. Alcuni bambini arrivano a scuola in condizioni pietose, denutriti o malati. I bambini dovrebbero pagare una retta di circa Euro 100 all'anno per il mantenimento, ma quasi nessuna famiglia è in grado di sostenere il pagamento di  tale cifra. Mentre nelle altre scuole per ciechi del Kenya i bambini che non pagano la retta scolastica vengono espulsi, alla St.Lucy siamo molto sensibili a questo problema e facciamo anzi del nostro meglio per dare a tutti l'assistenza di cui necessitano. Io lo faccio coinvolgendo la mia famiglia ed amici.

Da piccola, allieva dell'Istituto dei Ciechi di Milano, pensavo che da grande avrei voluto insegnare, ma solo a bambini ciechi e quando si avvicinavano le vacanze natalizie ero molto triste perchè alcuni compagni erano tanto poveri che non potevano andare a casa nemmeno per Natale. Io allora pensavo che se fossi stata grande avrei noleggiato un pullman ed avrei accompagnato a casa tutti i bambini. La vita invece mi ha portata ad altro, ma dal 1986 in realtà faccio proprio ciò che sognavo da piccola: insegno a bimbi non vedenti e non solo a Natale, ma alla fine di ogni trimestre accompagno a casa decine di ragazzini e... tante altre cose.

Fortunatamente gli insegnanti della scuola primaria sono pagati dal governo, ma naturalmente occorre anche personale ausiliario. Vi sono organizzazioni che aiutano, come il Movimento Apostolico Ciechi e la CBM. Il numero dei bambini è destinato ad aumentare perchè abbiamo appena inaugurato un nuovo dormitorio femminile la cui realizzazione è stata finanziata dal governo Giapponese ed è in costruzione il dormitorio maschile finanziato dalla Comunità Europea. E' stato possibile reperire tali fondi perchè la St. Lucy è ritenuta la scuola per ciechi migliore in Kenya.

Io mi occupo anche dei non vedenti adulti che non hanno una professione e che non ricevono alcun sostegno dal governo. Li aiuto secondo il caso e la situazione. Ho finanziato diversi micro progetti cominciando da piccoli acquedotti quando questo è stato possibile, perchè l'acqua, lo si sa bene, così carente in Africa, è la vita. Quando c'è l'acqua nelle vicinanze, posso acquistare ad un non vedente una mucca, o delle caprette, o allestire un piccolo allevamento di polli. A qualcuno che non possedeva proprio nulla, nemmeno una capanna, ho dovuto acquistare un pezzetto di terreno e poi farvi costruire una modesta casetta. Un'altro grande problema è quello sanitario: chi non ha denaro non può farsi curare e in Africa, malaria, aids,tubercolosi e denutrizione mietono ancora molte vittime anche dove pochi euro potrebbero risolvere la situazione. Mi rattristo sempre quando ripenso ad Annarita, una bambina di quarta classe: qualche anno fa, alla riapertura della scuola non si è presentata; dopo qualche settimana è venuta la madre e ci ha spiegato che la bambina era stata colpita da malaria cerebrale ma loro non avevano il denaro per farla curare. Quando finalmente sono riusciti a vendere l'unica capretta hanno percorso a piedi, con la piccola fra le braccia, i 23 Km, per raggiungere l'ospedale più vicino, ma quando l'hanno raggiunto si sono resi conto che era troppo tardi; la bimba era spirata durante il percorso!   Davanti a tanti problemi ci si sente troppo spesso impotenti e confesso che a volte, tornando in Italia mi sento un poco a disagio e non mi è facile, immedesimarmi in problemi che non mi sembrano più così essenziali. L'Africa non è solo un altro continente, è un altro mondo, sotto molti aspetti.

Mia sorella, che viene ad aiutarmi per un  breve periodo ogni anno, sostiene che i bambini della St.Lucy sono felici per un rotolo di carta igienica o per uno spazzolino da denti,come i bambini occidentali possono essere felici per un gioco per computer!  Non è  stato sempre tutto facile,anzi ho avuto spesso momenti difficilissimi di profondo scoraggiamento, in cui prendevo in considerazione la possibilità di abbandonare tutto ma proprio allora mi sono arrivate risposte che hanno messo in discussione la mia fuga. Un giorno, per esempio, mentre imboccavo la piccola Caroline, una bimba non vedente e spastica a cui ero particolarmente affezionata,  dicevo a me stessa che forse tutti i miei sacrifici non avevano senso, mentre in Italia avrei potuto vivere una vita confortevole; Caroline ha letto nel mio pensiero e mi ha detto con slancio in Kiswahili:

"Ma Nucci, io ti voglio bene, tantissimo, completamente!" Quale dichiarazione più bella di affetto si può ricevere? Misheck, invece, un ragazzetto di quinta classe birbante, mi ha scritto una letterina piena di errori, ma il messaggio era molto chiaro: quando me ne fossi andata sarebbe stato molto triste, perchè io ero come la sua mamma tornata dal cielo! La mamma di Misheck era morta pochi mesi prima!

I corsi di maglieria o di calzoleria non assicurano davvero un futuro brillante ai non vedenti, specialmente ora che va di moda il mercato dell'usato ed in un paese dove molti vanno ancora scalzi.

E qui entra in campo il "Progetto Chirone".

L'unica professione che può dare ai non vedenti un futuro dignitoso e renderli anche in grado di aiutare altri, è l'insegnamento. Ma per concludere un ciclo di studio, dopo gli 8 anni di scuola primaria gli studenti devono frequentare 4 anni di scuola superiore ed almeno 2 anni di college, cioè il tirocinio  all'insegnamento. Una volta conseguito il diploma il non vedente viene assunto dallo Stato  e può insegnare in una scuola per ciechi o in una scuola pubblica.  L'istruzione della scuola superiore o del college però ha dei costi di oltre 300 Euro all'anno. Sono decine ormai i ragazzi ciechi che ho sostenuto agli studi e che ora insegnano. E' una grande conquista in un paese dove il tasso di disoccupazione è altissimo anche fra le persone senza handicap. Per  arrivare a questo ho dovuto Lottare con tutte le mie energie perchè il Ministero dell'Istruzione allargasse il numero di ragazzi non vedenti ammessi ai college. Succedeva infatti che alcuni  studenti dovessero aspettare una chance anche per 10 anni, quando ormai tutte le speranze erano svanite. Alcuni di essi devono aver sofferto cose che non possiamo nemmeno immaginare; come David, un giovane intelligente che ha superato gli esami di maturità brillantemente ma è poi stato costretto a mendicare per 10 anni nelle strade di Nairobi, fino a quando mi è stato segnalato il suo caso. Da 2 anni David insegna ed è felice. Anche Angelina, che ora sta frequentando il college e che vive nella slum di Nairobi deve avere esperienze terribili; basta pensare che Madre Teresa di Calcutta aveva ammesso che lo slum di Nairobi è peggiore di quello di Calcutta! Mugur, appartenente ad una famiglia di nomadi del nord del Kenya ai confini con l'Etiopia, dove i bambini con hadicap vengono abbandonati nel deserto o nella foresta al loro destino, è stato risparmiato ed ora, non vedente, è il sostegno della numerosa famiglia. 7 maestri non vedenti insegnano alla St.Lucy School e sono di esempio e di incoraggiamento per i più giovani. Makena, che era stata abbandonata quando aveva pochi mesi, quando ha ricevuto il primo stipendio ha addirittura ritrovato "miracolosamente " la madre!

Io, naturalmente non riesco a far fronte a tutte le necessità, ma vi assicuro che è molto doloroso dire di no a chi ha bisogno. E'  molto doloroso dire di no ad un ragazzo  che mi supplica di farlo studiare consapevole che un mio rifiuto rappresenta per lui un futuro di miserie. Un mio rifiuto gli preclude la possibilità di una vita dignitosa...

Io sono convinta che ognuno  di noi abbia il dovere di aiutare chi è meno fortunato. Ognuno deve farlo. Ognuno lo può fare nel modo in cui gli è più congeniale, secondo le circostanze, secondo le proprie attitudini.

Spero tanto che il "Progetto Chirone" vada in porto e già da ora ringrazio tutti per l'impegno. Penso che con tanti abili velisti.... dovrà  andare in porto!!!

Nucci Ferida Tela

 

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